Parametri microbiologici
Requisiti minimi che verificano la contaminazione fecale dell’acqua.
Acqua in Chiaro® è un marchio registrato di Ecoprisma Srl.
Vuoi commissionare un’analisi? Scegli un pacchettoAllegato I · testo vigente
62 voci organizzate secondo le Parti A, B, C e D del decreto: che cosa misurano, quale valore si applica e quando il dato richiede una lettura particolare.
Referente scientifico del progetto: Marco Gorini.
Come leggere l’elenco
Le Parti A e B contengono requisiti microbiologici e chimici. La Parte C raccoglie indicatori e raccomandazioni tecniche. La Parte D riguarda il rischio negli impianti idrici interni.
Requisiti minimi che verificano la contaminazione fecale dell’acqua.
Sostanze naturali, contaminanti e sottoprodotti per i quali il decreto fissa valori di parametro.
Indicatori utili a riconoscere variazioni, problemi di trattamento, corrosione o accettabilità.
Valori raccomandati per la remineralizzazione in uscita da impianti di desalinizzazione o addolcimento idropotabile.
Parametri pertinenti alla valutazione del rischio nei sistemi di distribuzione interni degli edifici.
Apri una voce per leggere significato e condizioni di applicazione.
Parte A
Batteri indicatori di contaminazione fecale, resistenti nell’ambiente e utili a verificare l’integrità microbiologica della fornitura.
Da sapere: Per acque confezionate l’unità è numero/250 mL.
Indicatore primario di contaminazione fecale recente. La presenza richiede una valutazione immediata della causa e del rischio.
Da sapere: Per acque confezionate l’unità è numero/250 mL.
Parte B
Monomero che può derivare da polimeri impiegati nei trattamenti dell’acqua.
Da sapere: Il valore si riferisce alla concentrazione monomerica residua calcolata dalle specifiche del polimero.
Elemento che può avere origine naturale o provenire da materiali e componenti a contatto con l’acqua.
Da sapere: Il dato va interpretato insieme a fonte, materiali dell’impianto e punto di prelievo.
Elemento naturale di alcune rocce e falde; può anche essere associato ad attività antropiche.
Da sapere: La presenza può essere geogenica e richiede una lettura territoriale della fonte.
Composto organico volatile legato soprattutto a combustibili, solventi e contaminazioni industriali.
Da sapere: È un parametro chimico sanitario, non un indicatore organolettico.
Idrocarburo policiclico aromatico usato come indicatore di composti prodotti da combustioni incomplete.
Da sapere: È distinto dalla somma degli altri quattro IPA prevista dal decreto.
Sostanza utilizzata in alcuni materiali polimerici e rivestimenti, controllata per possibili migrazioni nell’acqua.
Da sapere: Il controllo è obbligatorio dal 13 gennaio 2026.
Elemento naturale presente in alcune acque e più rilevante nei processi di desalinizzazione.
Da sapere: Il valore è 2,4 mg/L dove l’acqua desalinizzata è la fonte principale o in aree geologiche con livelli elevati.
Sottoprodotto che può formarsi durante l’ozonizzazione di acque contenenti bromuro.
Da sapere: Va collegato al trattamento applicato e alla qualità dell’acqua grezza.
Metallo che può derivare da contaminazioni ambientali o da materiali dell’impianto.
Da sapere: Il punto di prelievo aiuta a distinguere fonte e distribuzione interna.
Sottoprodotto associato ad alcuni disinfettanti a base di cloro e alla loro conservazione.
Da sapere: Con biossido di cloro si applica 0,70 mg/L; si misura solo se esiste rischio di presenza.
Sottoprodotto caratteristico dell’uso del biossido di cloro nella disinfezione.
Da sapere: Con biossido di cloro si applica 0,70 mg/L; si misura solo se esiste rischio di presenza.
Metallo presente in natura e in diverse attività industriali; il parametro normativo considera il cromo totale.
Da sapere: Il valore di 25 µg/L si applica dal 12 gennaio 2026.
Metallo essenziale che può aumentare per corrosione delle tubazioni e dei componenti in rame.
Da sapere: Il ristagno e le caratteristiche dell’impianto interno possono influenzare il risultato.
Famiglia di composti che può essere associata ad attività industriali e contaminazioni specifiche.
Da sapere: Il decreto considera i cianuri totali.
Solvente clorurato e intermedio industriale che può contaminare le acque sotterranee.
Da sapere: La sua presenza è normalmente legata a pressioni antropiche specifiche.
Monomero impiegato in alcuni materiali e resine che possono entrare in contatto con l’acqua.
Da sapere: Il valore si riferisce alla concentrazione monomerica residua calcolata dalle specifiche del polimero.
Ione naturale di rocce e falde; a basse concentrazioni è comune, mentre livelli elevati richiedono controllo.
Da sapere: Il risultato va riferito alla fonte e all’esposizione complessiva.
Gruppo di cinque sottoprodotti che possono formarsi durante la disinfezione dell’acqua.
Da sapere: Si misura solo quando il metodo di disinfezione può generarli; il valore riguarda la somma dei cinque composti indicati.
Metallo che nell’acqua al rubinetto deriva spesso da tubazioni, saldature o componenti dell’impianto interno.
Da sapere: Il valore diventa 5,0 µg/L entro il 12 gennaio 2036; la Parte D usa lo stesso passaggio temporale al punto d’uso.
Metallo presente in diverse forme chimiche, normalmente ricercato quando il contesto ambientale ne rende plausibile la presenza.
Da sapere: Un risultato va interpretato rispetto a fonte e pressioni territoriali.
Tossina prodotta da alcuni cianobatteri durante fioriture algali.
Da sapere: Si misura esclusivamente in caso di potenziali fioriture algali secondo le linee guida ISS.
Metallo naturale e industriale che può anche migrare da rubinetteria e componenti metallici.
Da sapere: Il campionamento al punto d’uso è importante per valutare il contributo dell’impianto.
Forma ossidata dell’azoto, associata al ciclo naturale, ai fertilizzanti e ai reflui.
Da sapere: Deve essere rispettata anche la condizione combinata nitrato/50 + nitrito/0,50 ≤ 1.
Forma intermedia dell’azoto che può indicare trasformazioni microbiologiche o effetti del trattamento.
Da sapere: Vale 0,10 mg/L per acque da trattamenti che possono generarlo; si applica anche la formula combinata con il nitrato.
Comprende pesticidi e metaboliti pertinenti probabilmente presenti nella specifica fornitura.
Da sapere: Per aldrina, dieldrina, eptacloro ed eptacloro epossido il valore è 0,030 µg/L.
Somma di tutti i singoli antiparassitari rilevati e quantificati nel monitoraggio.
Da sapere: Non rappresenta la concentrazione di un’unica sostanza.
Somma delle sostanze per- e polifluoroalchiliche elencate dal decreto e di ulteriori PFAS territorialmente rilevanti.
Da sapere: L’autorità sanitaria può adottare valori più restrittivi in specifiche circostanze territoriali.
Somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, un sottoinsieme dei PFAS considerati prioritari.
Da sapere: L’autorità sanitaria può adottare valori più restrittivi in specifiche circostanze territoriali.
PFAS a catena ultracorta, molto mobile e persistente, che può derivare anche dalla degradazione di altre sostanze fluorurate.
Da sapere: È un parametro distinto dalle due somme PFAS.
Somma di quattro IPA prodotti soprattutto da combustioni incomplete e presenti in alcune contaminazioni ambientali.
Da sapere: Comprende benzo(b)fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(ghi)perilene e indeno(1,2,3-cd)pirene.
Elemento naturale essenziale a basse dosi, presente in misura variabile nelle rocce e nelle falde.
Da sapere: Il valore è 30 µg/L nelle aree in cui la geologia può causare livelli elevati nelle acque sotterranee.
Solventi clorurati usati in attività industriali e di lavaggio, persistenti nelle acque sotterranee.
Da sapere: Il valore riguarda la somma dei due composti.
Sottoprodotti della disinfezione che si formano quando il cloro reagisce con sostanza organica.
Da sapere: Somma di cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano e bromodiclorometano.
Elemento radioattivo naturale valutato qui soprattutto per la sua tossicità chimica.
Da sapere: Il valore chimico non sostituisce i controlli radiologici previsti dalla disciplina specifica.
Elemento naturale che può essere più abbondante in particolari contesti geologici o industriali.
Da sapere: Il risultato va letto rispetto alla provenienza dell’acqua.
Monomero usato nella produzione del PVC, controllato per la possibile migrazione dai materiali.
Da sapere: Il valore si riferisce alla concentrazione monomerica residua calcolata dalle specifiche del materiale.
Parte C1
Indicatore collegato alla presenza naturale e, in alcuni casi, ai coagulanti usati nel trattamento.
Da sapere: Uno scostamento va valutato per effetti sulla qualità e sul processo, non come verdetto isolato.
Forma ridotta dell’azoto che può segnalare condizioni della fonte, contaminazione o problemi di trattamento.
Da sapere: Può influire sulla disinfezione e favorire trasformazioni biologiche in rete.
Ione naturale o antropico che incide soprattutto su gusto e corrosività.
Da sapere: La norma precisa che l’acqua non deve essere corrosiva.
Indicatore microbiologico persistente, utile in alcuni sistemi per valutare contaminazioni pregresse o inefficienze di trattamento.
Da sapere: Si misura quando la valutazione del rischio lo ritiene appropriato.
Caratteristica visiva influenzata da sostanze naturali, metalli, sedimenti o processi di trattamento.
Da sapere: Non ha una soglia numerica unica nel decreto.
Misura indiretta della quantità complessiva di ioni disciolti nell’acqua.
Da sapere: La norma aggiunge che l’acqua non deve essere aggressiva.
Descrive acidità o alcalinità e influenza corrosione, trattamenti e comportamento dei materiali.
Da sapere: Sono previste eccezioni per alcune acque confezionate; l’acqua non deve essere aggressiva.
Elemento naturale e componente degli impianti; può causare colore, depositi e sapore metallico.
Da sapere: Un aumento al rubinetto può dipendere dalla corrosione o dal distacco di depositi.
Elemento naturale che può produrre colorazione, depositi e alterazioni organolettiche.
Da sapere: È un indicatore; la causa e il rischio vanno valutati nel contesto.
Caratteristica percepita che può cambiare per sostanze naturali, disinfettanti o contaminazioni.
Da sapere: Non sostituisce le analisi chimiche e microbiologiche.
Indicatore della quantità di sostanze ossidabili, spesso usato come misura indiretta della materia organica.
Da sapere: Se si analizza il TOC non è necessario determinare l’ossidabilità.
Ione naturale o antropico che può incidere su gusto, corrosività e caratteristiche dell’acqua.
Da sapere: La norma precisa che l’acqua non deve essere corrosiva.
Ione naturale che può aumentare con intrusioni saline, addolcimento o particolari trattamenti.
Da sapere: Il dato va distinto dal contenuto totale di sali.
Caratteristica organolettica influenzata da minerali, disinfettanti, metalli e sostanze estranee.
Da sapere: È generalmente escluso dai programmi di controllo ordinari.
Indicatore dell’andamento della popolazione microbica coltivabile e della stabilità della distribuzione.
Da sapere: Non esiste una soglia numerica generale: servono confronti con dati omogenei.
Gruppo indicatore dell’efficienza del trattamento e dell’integrità della rete, non sempre di origine fecale.
Da sapere: Va valutato insieme a E. coli ed enterococchi; per acque confezionate l’unità è numero/250 mL.
Misura complessiva del carbonio presente nelle sostanze organiche disciolte o sospese.
Da sapere: Non è necessario per forniture inferiori a 10.000 m³ al giorno.
Descrive la perdita di trasparenza dovuta a particelle sospese e può segnalare problemi di trattamento o rete.
Da sapere: Non ha una soglia numerica unica nella Parte C1.
Parte C2
Quantità complessiva di sali disciolti che contribuisce alla mineralizzazione dell’acqua.
Da sapere: Raccomandazione specifica per acque in uscita da desalinizzazione o addolcimento idropotabile.
Misura soprattutto calcio e magnesio e aiuta a valutare un’adeguata remineralizzazione.
Da sapere: Non è un limite generale per tutte le acque potabili.
Minerale naturale e componente principale della durezza dell’acqua.
Da sapere: Valore raccomandato specificamente per la remineralizzazione dopo desalinizzazione o addolcimento.
Minerale naturale che contribuisce alla durezza e alla composizione salina dell’acqua.
Da sapere: Valore raccomandato specificamente per la remineralizzazione dopo desalinizzazione o addolcimento.
Parte D
Batteri che possono proliferare negli impianti interni e trasmettersi soprattutto attraverso aerosol contaminati.
Da sapere: Il valore riguarda la gestione del rischio degli impianti; azioni possono essere necessarie anche sotto soglia in caso di infezioni o focolai.
Controlla il contributo di tubazioni, raccordi e materiali dell’impianto interno al rubinetto.
Da sapere: Il valore diventa 5,0 µg/L entro il 12 gennaio 2036.
Fonti ufficiali
Questo glossario è una guida informativa. Non sostituisce il testo di legge, il rapporto di prova del laboratorio o la valutazione dell’autorità sanitaria. Un singolo valore non dimostra da solo la conformità complessiva dell’acqua.